La Scrittura è come un’apertura, tramite la quale noi guardiamo Dio e il suo progetto su di noi. Ma è ancor di più il Suo guardare su di noi. Ogni lettura che si fa della Parola di Dio, per essere fedele alla natura dialogica e interpersonale della Rivelazione, deve possedere diverse qualità:
a) La Bibbia non è riducibile a pura funzione informativa
La Parola di Dio, che si assimila interamente al linguaggio umano, continua ad avere la tre funzioni fondamentali della parola cioè quella informativa, quella espressiva e quella appellativa. Non è legittimo ridurre la Parola di Dio alla sola funzione informativa, ed estirpare tutti gli elementi emozionali e tutto quello che fa appello alla nostra risposta. Quello che possiamo e dobbiamo fare di fronte ad una unità di linguaggio è distinguere il suo carattere di:
– SIMBOLO: informazione – rappresentazione – dottrina
– SINTOMO: espressione dell’interiorità del Comunicante
– SEGNALE: appello rivolto al ricevente della comunicazione
b) Il primato dell’ascolto
L’ascolto è la prima attitudine del dialogo: anche nel dialogo misterioso di Dio con gli uomini ci viene richiesto di essere innanzitutto uditori attenti; un’attenzione non solo al messaggio, ma a “chi” pronuncia il messaggio. Questo perché la Rivelazione essendo Parola personale di Dio che interpella, va innanzitutto ascoltata («Shema Israel...»).
c) Lettura sapienziale
Lo scopo della lettura della Bibbia non è tanto quello, come abbiamo già detto, di un’istruzione a livello informativo, una conoscenza intellettuale ma una conoscenza vitale che “gusta” la dolcezza del rapporto con Dio; questo rapporto scaturisce dalla fede obbediente e porta alla comunione intima (non intimistica) di cuore, di progetti, di intenti, di vita: ecco perché parliamo di conoscenza vitale, perché coinvolge la persona nella sua dimensione più intima.
d) Il Magistero della Chiesa a servizio della Parola di Dio
Il Concilio Vaticano II ha riaffermato la permanente trascendenza della Parola di Dio sul Magistero della Chiesa: “Il Magistero della Chiesa non è superiore alla Parola di Dio ma ad essa serve” (DV 10). La Chiesa continua ad essere discepola della Parola di Dio. I dogmi della fede, pur nella loro globalità, non riproducono mai per intero la Parola di Dio che è inesauribile, mai totalmente sondabile, proprio perché Parola vivente e personale di Dio. Le espressioni del Magistero sono interpretazione e non fondazione della Rivelazione. Esse non fanno altro che rimandare a qualcosa che è diverso da quello che sono, che le sovrasta essenzialmente ed è collocato sul piano della Rivelazione divina.