il docente

Andrzej S. Wodka CSsR


 

Incontri del Seminario

 

1 incontro  (20 febbraio 2012)

   

2 incontro (7 marzo 2012)

 

3 incontro (14 marzo 2012)

  

4 incontro (21 marzo 2012)

 

5 incontro (28 marzo 2012

    

6 incontro (2 maggio 2012)

 7 incontro (9 maggio 2012)

          Conclusioni

   

Claretianum

Prof. Andrzej S. Wodka CSsR

Seminario E55

«La lettura biblica delle Costituzioni e Regole»

Aiuti per lo svolgimento

(in continuo aggiornamento)

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Cosa è un seminario?

J.M. Prellezo – J.M. García, Invito alla ricerca, LAS, Roma 1998, 215-224.

Seminario accademico come metodo di studio e di ricerca

     L’attività di lavoro scientifico si esplica in forme e modalità molto diverse. [...] Il seminario accademico occupa anzitutto un posto rilevante nell’attività universitaria e, in generale, nella ricerca in équipe. [...]

     Le prime esperienze di Seminario, come metodo di ricerca, ebbero origine nelle università tedesche (sec. XVIII-XIX) con l’intento di iniziare i futuri professori alla pratica del metodo storico-critico. Attualmente può servire per l’iniziazione al metodo di ricerca nell’ambito delle diverse scienze. Anzi costituisce una parte fondamentale della formazione superiore, in quanto si propone di inserire lo studente nel processo stesso della ricerca in clima di collaborazione attiva con il professore. [...]

     Il termine seminario viene oggi molto usato (e abusato) in contesti diversi e con significati non sempre univoci. Si parla, per esempio, di seminario, riferendosi a una o più conferenze tenute da esperti su determinati argomenti; a brevi convegni o corsi organizzati per studiare problematiche di attualità; a uno o più incontri tra persone di diversa competenza o specializzazione per discutere un tema rilevante di comune interesse. [...]

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Benedetto XVI:

La Sacra Scrittura non conosce ambiguità: tutto il creato è segnato dalla finitudine, compresi gli elementi divinizzati dalle antiche mitologie: non c’è nessuna confusione tra il creato e il Creatore, ma una differenza netta. Con tale chiara distinzione, Gesù afferma che le sue parole “non passeranno”, cioè stanno dalla parte di Dio e perciò sono eterne. Pur pronunciate nella concretezza della sua esistenza terrena, esse sono parole profetiche per eccellenza, come afferma in un altro luogo Gesù rivolgendosi al Padre celeste: “Le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato” (Gv 17,8). In una celebre parabola, Cristo si paragona al seminatore e spiega che il seme è la Parola (cfr Mc 4,14): coloro che l’ascoltano, l’accolgono e portano frutto (cfr Mc 4,20) fanno parte del Regno di Dio, cioè vivono sotto la sua signoria; rimangono nel mondo, ma non sono più del mondo; portano in sé un germe di eternità, un principio di trasformazione che si manifesta già ora in una vita buona, animata dalla carità, e alla fine produrrà la risurrezione della carne. Ecco la potenza della Parola di Cristo.

Angelus, 15.11.2009